Modifiche alla legge Porcellum




Cosa evoca in voi la parola porcellum? Di certo qualsiasi cosa evochi in voi non si tratterà di nulla di nobile o elegante con cui si possa fare riferimento ad una legge, ed ad una legge elettorale.

Ebbene la legge Porcellum è la bieca denominazione attribuita dallo stesso autore che la propose, una legge che nasce nel 2005: la legge 270 del 21 Dicembre.

L'autore in questione è Roberto Calderoli, allora Ministro della Repubblica italiana, la legge in buona sostanza riforma il precedente sistema elettorale facendo in modo che i membri del Parlamento italiano non siano più degli eletti dal popolo italiano ma dei "nominati". Parlamentari nominati, nel senso che le liste elettorali sono redatte dalle segreterie politiche e gli elettori possono votare la coalizione e il Premier indicato ed eventualmente una delle liste elettorali senza scegliere "chi" avesse merito entro quella lista a sedere in Parlamento.

La legge 270 del 2005 votata dalla allora maggioranza del parlamento costituita dal partito "La Casa delle libertà", viene oggi messa in forte e decisa discussione dall'attuale Presidente del Consiglio e dalla maggioranza dei partiti politici italiani. I tecnici del Governo Monti sostengono che presentarsi alle prossime elezioni senza aver varato le giuste riforme e modifiche alla legge elettorale vorrebbe dire screditare il lavoro di ripristino condotto fino ad ora dai tecnici.

Insomma la riforma sarebbe l'ennesimo segnale positivo che i mercati finanziari da un lato e le Cancellerie europee dall'altro si attendono dall'Italia.

L'Italia è investita ogni giorno di più dall'idea di un Monti bis, e la Commissione di Affari costituzionali del Senato tenterà di serrare le fila sull'accordo bipartisan che ci si aspetta tra i due maggiori partiti politici italiani presenti in Parlamento, il Partito Democratico e il Popolo della Libertà.


Nel caso dovesse saltare l'accordo tra le forze politiche la situazione precipiterebbe, tornando nelle mani della Camera dei Deputati dove bisognerebbe tornare a prendere in considerazione le 46 proposte di legge depositate, rischiando così di allungare i tempi della riforma e di renderla praticamente non percorribile prima della fine della legislatura vigente, e di giungere alle elezioni politiche della primavera 2013 impreparati e con la attuale legge elettorale che oramai nessuno vuole, ne i partiti politici ne tanto meno gli elettori, i quali desiderano poter tornare a scegliere i propri rappresentanti al Parlamento.

Segnali timidamente positivi giungono dai partiti e si confida che presto si giungerà ad un accordo, accordo che presumibilmente vedrebbe la riforma basarsi su un sistema elettorale proporzionale ma corretto con uno sbarramento al 5% e una quota intorno al 12% come premio di governabilità da assegnare al primo partito della coalizione oppure all'intera coalizione in maniera proporzionale.